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TV e Cinema
Cinema! Cinema!
Dal romanzo incompiuto e inedito I gemelli. Un’autobiografia x due (Cap. III - Bei tempi davvero!):
“(...) per i gemelli, il cinema era stato il primo amore, la grande passione coltivata fin dall’infanzia, fin da quando il padre, appassionato studioso del teatro, della musica, dell’opera e dell’ancor giovane arte cinematografica, la domenica mattina portava con sé i gemelli alle proiezioni dei film di Chaplin, di Buster Keaton, di Mark Sennett e dei mitici western anni trenta e quaranta con Gene Autry, George O’Brien, John Wayne, nella neonata Cineteca Italiana di Walter Alberti e Gianni Comencini...
(...)
Poi fu il tempo della "lanterna magica"! Tra i regali di un Natale indimenticabile spuntò, inaspettato, un vero proiettore cinematografico a manovella, in robusta lamiera martellata verniciata di blu, dal quale spuntavano due supporti per le bobine metalliche che potevano accogliere pellicola trentacinque millimetri! Quella mattina di Natale, nella stanza oscurata, su un telo bianco appeso al muro, vedemmo scorrere i muti frammenti di un film western, nel quale un giovane Randolph Scott (o era il mitico Tom Mix?) con un enorme cappello bianco saltava da un treno in corsa sul suo fedele bianco destriero, mentre una banda di "cattivi" pistoleros con in testa vistosi sombreros disponeva barilotti di dinamite lungo la massicciata ferroviaria per far saltare le rotaie. Non riuscimmo mai a sapere dove papà si procurava quegli spezzoni di film. Forse se li faceva regalare da qualche proiezionista che li ripescava nel cesto degli scarti di pellicole malandate, tagli di film che dopo ogni proiezione diventavano sempre più corti; o forse provenivano dai favolosi magazzini di qualche distributore con cui papà aveva contatti di lavoro… Di sicuro c'erano la nostra attesa, e la felicità quando, dopo cena, un nuovo frammento di film era caricato nel proiettore. E poi il rumore meccanico e ritmico della manovella azionata dalla mano esperta di papà, e il polveroso fascio di luce che dalla lente del proiettore, nel buio, si apriva magicamente a formare l'immagine sulla bianca tela, e insieme l'odore acuto e inebriante della celluloide e della misteriosa chimica che emanava da quelle pellicole... ecco, quelle sensazioni furono, per i gemelli, il primo esaltante contatto fisico con il cinema...
(...)
Già all’età di nove-dieci anni, tra un compito e l’altro, i gemelli, nascostamente, scarabocchiavano i loro primi soggetti e le prime sceneggiature, impiegando anche la tecnica del “fumetto” e anticipando così, ma del tutto involontariamente, la futura pratica dello “story bord”: ingenue imitazioni dei film che vedevano e amavano, ma anche storie originali, ispirate ai racconti che gli zii più giovani, scampati alla guerra e alla prigionia, raccontavano ai curiosi nipoti, mai stanchi di ascoltare.
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Tutte (o quasi) queste fatiche letterarie (tra le quali si potevano annoverare, oltre ai soggetti e alle sceneggiature "per il cinema", anche: una monumentale "Storia del Far West", un ricco e illustrato "Atlante astronomico", una "Storia delle grandi catastrofi navali in tempo di guerra e in tempo di pace"), venivano sistematicamente fatte a pezzi o sequestrate dai genitori al termine di ogni trimestre scolastico, dopo i depressivi colloqui con l’insegnante e la visione delle mediocri pagelle. Ma tutta questa devastazione non scoraggiava i gemelli; che, dopo solenni promesse di rettitudine e qualche settimana di dura applicazione su libri e quaderni, ricominciavano segretamente, tra un noioso compito di matematica e un banale tema d’italiano, a fantasticare e a tessere nuove storie e nuove sceneggiature...”.
Da un'intervista (mai autorizzata) di Alberto e Gianni Buscaglia:
(...) Del lavoro cinematografico svolto per la Rai (documentari, servizi per rubriche culturali televisive) ci piace ricordare soprattutto la realizzazione di due documentari, De là del mur. La poesia di Delio Tessa (1981), e Alla ricerca di Guido Morselli, (1983). Due film su due autori che, in vita, non ebbero il dovuto riconoscimento dal mondo letterario, e che addirittura, come nel caso di Morselli, tutta la sua opera fu pubblicata, con notevole successo editoriale, soltanto dopo la sua tragica morte.
Il documentario su Delio Tessa è stato il primo contributo cinematografico sul grande poeta, conosciuto, fino a quel momento, solo da una ristretta cerchia di estimatori e di addetti ai lavori. Il grande filologo Dante Isella, che già aveva scritto l’introduzione al nostro lavoro radiofonico su Carlo Porta (Carlo Porta, milanese, 1975), e che proprio in quel periodo preparava l’edizione critica dell’opera poetica di Tessa (Einaudi, 1985), ci sollecitò ad occuparci del poeta milanese. Nacquero così una serie di trasmissioni per la radio e il documentario per la televisione, prodotto da Franco Iseppi per i programmi culturali della Rai di Milano, con la partecipazione dello stesso Isella e di Tino Carraro, splendido interprete delle poesie in lingua milanese di Delio Tessa.
(...) Di un altro lavoro per il cinema, la collaborazione alla sceneggiatura del film Un amore di donna, per la regia di Nelo Risi, vogliamo ricordare il lavoro svolto insieme al coautore della sceneggiatura, Antonio Porta, grande poeta e amico fraterno, al quale in quegli anni ci legava una consuetudine di lavoro alla radio e in teatro.
L’esito di quel film, coprodotto dalla RAI e da una casa di produzione tedesca, e interpretato da Bruno Ganz e Laura Morante, fu amaramente deludente.
Rimane vivo il ricordo di una proiezione privata per i collaboratori, dalla quale noi e Antonio Porta fuggimmo a film non ancora terminato, protetti dal buio della saletta. Ci ritrovammo così a passeggiare lungo il milanese Corso Sempione, deserto a quell’ora e battuto da uno dei venti più gelidi del ‘900, a lamentarci e a imprecare per le incoerenti manomissioni e i grotteschi interventi sulla sceneggiatura e sui dialoghi che il produttore (autore del già debolissimo soggetto), agevolato dalla timida rassegnazione del regista, aveva operato durante le riprese e il montaggio del film, impoverendo ulteriormente il racconto e togliendo spessore e problematicità ai personaggi.